Un folto gruppo di giovani emergenti in mostra al Palazzo delle Papesse di Siena rivela aspetti meno noti della patria di Nelson Mandela

Palazzo delle Papesse a Siena apre la programmazione del 2008 con la mostra collettiva .ZA - giovane arte dal Sudafrica. L’esposizione è stata ideata da Lorenzo Fusi, che ha chiamato cinque affermati artisti sudafricani – Marlene Dumas, Kendell Geers, Berni Searle, Minnette Vàri, Sue Williamson – a collaborare in qualità di cocuratori a questo evento.
Ciascuno di loro, nell'insolita veste di curatore di una mostra, ha chiamato cinque o più giovani artisti (non oltre i 35 anni) e da qui ha preso corpo questa stimolante collettiva che sarà di scena fino al 4 maggio nel bel Palazzo delle Papesse, un tempo sede della Banca d'Italia della città.
Un Sudafrica visto con occhi sudafricani e non attraverso la lente deformante dello stereotipo occidentale. E soprattutto un Sudafrica che mostra un passaggio di mano, almeno nel campo dell'arte, tra artisti notissimi come Marlene Dumas, di casa da tanti anni ad Amsterdam e senz'altro una delle pittrici più acclamate degli ultimi vent'anni, o come Kendell Geers, autore di installazioni che esprimono corto circuiti visivi e mentali sempre molto radicali.
Che cosa ne viene fuori? Attraverso cromatismi accesi che evocano una terra fortemente colorata da ogni punto di vista, sia nella natura che da un punto di vista sociale, alcuni lavori sembrano raccontare i conflitti ancora in atto in una società che non solo è multietnica per forza, ma che si dibatte anche fra tradizione e modernità, come del resto accade in molti paesi africani, proiettati come sono verso il futuro, ma ancorati a un passato spesso addirittura tribale.
Più urgente, e questo sembra poter essere il denominatore comune semmai ve ne sia uno, è la presa di distanza dall'Apartheid, almeno come bisogno di darsi un nuovo orizzonte di vita e di ricerca. Del fenomeno della segregazione, i giovani artisti presenti in mostra: oltre quelli citati, Bridget Baker, Simon Gush, Nicholas Hlobo, Nandipha Mntambo, Zanele Muholi, Ruth Sacks, Pippa Stalker, Doreen Southwood, Nontsikelelo Lolo Veleko, James Webb, Ed Young sembrano impegnati a superarne una lettura unilaterale. Molti di loro, per esempio, non hanno ancora scelto se rimanere in patria o emigrare, sono a metà, insomma, tra l'impegno sul campo e la diaspora, tra il rifiuto di una terra che sicuramente esercita un richiamo molto forte e la spinta verso un altrove che poi forse il mondo globalizzato rischia di ridurre a un tutto uguale