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Turismo e cultura

Montezuma non uccide più

Presto l'antidoto alle patologie intestinali che da secoli affliggono i viaggiatori nei paesi esotici

Prima di partire per un viaggio che si snoda attraverso l'America latina, l'Africa o l'Australia, quanti viaggiatori hanno sentito pronunciare il classico avvertimento "non mangiare cibi freschi e non bere acqua se non in bottiglie sigillate". Questo perchè le infezioni sono sempre in agguato e rischiano di tramutarsi in nausee, dissenteria, coliche e altre patologie intestinali piuttosto scomode durante una vacanza, per non parlare dei casi più gravi. Si tratta di un processo noto ai medici ed ai ricercatori che coinvolge una serie di batteri, principalmente l'escherichia coli enterotossigenico (ETEC) che contamina cibi non ben cotti e soprattutto bevande e viene assunto insieme ad essi dagli ignari turisti. Le popolazioni locali sono di norma immuni perchè questi microrganismi vengono tollerati dal sistema immunitario dell'ospite e tale tolleranza viene trasmessa a livello genetico. Questo non accade ai viaggiatori il cui sistema immunitario non è in grado di rispondere correttamente e si manifestano queste spiacevoli patologie. Questo complesso di sintomi (soprattutto legati all'apparato digerente) prende il suggestivo nome di "maledizione di Montezuma" dal nome del sovrano azteco che guidò nella prima metà del 1500 la lotta ai conquistadores spagnoli e per la sua fama di stregone ed esperto nelle arti divinatorie legò il suo nome a maledizioni e sortilegi. E' di questi giorni la notizia del testing positivo di un vaccino orale contro il colera che è efficace anche contro l'ETEC. Basterà dunque ingerire il vaccino prima della partenza e la protezione contro gran parte delle patologie intestinali è garantita scongiurando il rischio di incappare nella terribile "maledizione di Montezuma".






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